Antonella Varesi, gruppo eterogeneo (8-11 anni), Piacenza
Ho iniziato un laboratorio scientifico presso una scuola del mio istituto con un gruppo di alunni misto dalla terza alla quinta primaria, prendendo spunto da quanto letto sui libri “Materia e materiali” e “Particelle e Strutture” di Maria Arcà. Ci siamo dedicati ad attività di accoglienza e ho raccolto le aspettative degli alunni.

In seguito abbiamo riflettuto sull’importanza dei nostri sensi per esplorare il mondo e in particolare ci siamo concentrati sulle mani. Suddivisi in gruppo hanno provato a trovare più parole possibili per descrivere le azioni che si possono fare con le mani.

Ho preparato due tavoli con materiali diversi: su uno ho messo segatura, farina gialla, zucchero, sale, sughero, cotone, pan carrè, fette biscottate, biscotti, zollette di zucchero; sull’altro mattoni pieni e forati, metalli diversi (ottone, bronzo, acciaio, alluminio e una calamita grezza).
Ho chiesto agli alunni di dividersi in due gruppi, di esplorare quanto preparato per loro e di cambiare poi postazione.
Alla fine delle osservazioni, abbiamo discusso su quanto osservato.
Rileggendo la discussione, ho potuto riflettere su quanto non sia facile condurre un gruppo di alunni di età differenti che non si conoscono; è tutto da costruire: linguaggio e modo di discutere.
Condividere quanto accaduto con il gruppo di ricerca è stato fondamentale per comprendere come proseguire. Anna Aiolfi ha consigliato di ripartire proprio dalle parole dei bambini, estrapolando dalla discussione quelle che indicano una proprietà. Un’altra idea consiste nel proporre una ricerca di materiali e materia che si collegano per il loro modo di essere alle parole che indicano la proprietà. Inoltre con i bambini si potrebbe scegliere una proprietà per analizzare il suo significato e suoi diversi modi di apparire nei materiali: per esempio la parola “morbidezza” identifica un modo di essere che appartiene a più materiali, ma noi sappiamo per esperienza che si può essere morbidi in diverso modo (morbidi come una spugna, come il cotone, come la farina, come la pastella… ). Costruire una relazione d’ordine dal più morbido al meno morbido o il contrario aiuta i bambini a controllare e specificare i dati dell’esperienza. Infine si potrebbe disegnare in macro, immaginando con la mente le strutture interne dei materiali analizzati e sperimentati nel loro comportamento.
Alla luce dei consigli condivisi, il percorso è continuato la settimana successiva: i bambini hanno riletto quanto detto la volta precedente e hanno cercato di individuare quali sono le proprietà dei materiali presi in considerazione. Prima ci siamo chiesti cos’è una proprietà. Successivamente abbiamo deciso di prendere in considerazione la durezza e, manipolando nuovamente i materiali, abbiamo confrontato le differenti durezze e provato a fare una “classifica”.
Abbiamo iniziato un nuovo lavoro di gruppo dedicato all’esplorazione e alla descrizione delle proprietà dei diversi materiali presi in esame, cercando anche di rappresentarle attraverso il disegno. Questa richiesta ha messo inizialmente alla prova le bambine e i bambini. Ho raccolto in una tabella i disegni realizzati dai vari gruppi: rappresenta un punto di partenza molto ricco da cui ha preso avvio la discussione durante l’incontro successivo.
