Sulle tecniche Freinet

I gruppi di ricerca come il nostro si occupano di studiare e sperimentare, all’interno di un certo ambito di interesse, nel nostro caso la matematica, con lo scopo finale di diffondere pratiche didattiche coerenti con la pedagogia popolare di cui il Movimento è testimone. Per raggiungere questo obiettivo è anche importante produrre e diffondere materiali fruibili, internamente ed esternamente al Movimento stesso, per realizzare quel materialismo pedagogico che è un elemento fondamentale della pedagogia freinetiana.

Esistono molti gruppi nel Movimento che lavorano sulle tecniche Freinet all’interno di percorsi disciplinari frutto di ricerche di lungo periodo, costantemente in revisione e aggiornamento. Sono anche numerose le esperienze di sperimentazione delle tecniche documentate all’interno dei gruppi di ricerca: il testo libero nel gruppo di lingua, le creazioni matematiche, il giornale, il consiglio sono solo alcuni esempi. Una maggiore circolazione dei materiali prodotti e la ricerca di una validazione di questi materiali da parte di chi ha competenze, non solo pedagogiche ma anche disciplinari, dovrebbero essere intenti comuni a tutti i gruppi. 

Dal webinar del 25 settembre 2021 “Proviamo a cambiare didattica?”, a cui sono stati invitati esperti con competenze e punti di vista molto differenti, pensiamo di ricavare nuovi input per la ricerca del gruppo e nello stesso tempo raccogliere istanze dai partecipanti che ci aiutino a definire quali siano i tipi di materiali che potrebbero aiutare la diffusione delle nostre pratiche.

Nelle sperimentazioni di alcuni insegnanti del nostro gruppo si è già realizzata un’integrazione tra tecniche diverse (nel nostro caso tra creazioni, corrispondenza scolastica, piano di lavoro, brevetti….) secondo il principio freinetiano per cui le tecniche non debbono essere considerate le une isolate dalle altre ma pratiche che si realizzano compiutamente solo se inserite all’interno di un sistema. Questa idea delle tecniche come sistema è ciò che si dovrebbe cogliere da una lettura attenta non solo di ciò che ci ha lasciato in eredità Freinet ma anche dalla ricerca attuale che avviene nel nostro Movimento e anche all’estero, particolarmente in Francia. Queste esperienze rappresentano un’enorme ricchezza da cui è necessario partire: sono un patrimonio di ricerca che garantisce di tenere sempre presenti il senso, la coerenza e la correttezza dei materiali prodotti. La pedagogia freinetiana è di fatto una ricerca elaborata da chi la pratica quindi in continuo divenire in coerenza con i principi di fondo che l’hanno sempre ispirata.

Noi pensiamo che se isoliamo le singole tecniche dal sistema complessivo banalizziamo e strumentalizziamo ciò che invece anima ancora oggi la ricerca di molti di noi. Non possiamo prescindere dalle considerazioni di “cornice” che determinano l’ossatura del sistema: soltanto all’interno di una pedagogia cooperativa gli strumenti assumono un ruolo di emancipazione per i bambini e le bambine, emancipazione che è strettamente legata non solo alla pianificazione delle attività ma soprattutto ai processi di autovalutazione e autoregolazione che, inseriti all’interno di una pedagogia cooperativa, producono spazi di inclusione e differenziazione e animano la ricerca. Ha senso (ed è urgente), quindi, ragionare tutti insieme sulle tecniche e sulla loro attualizzazione condividendo le esperienze e facendo uno sforzo di elaborazione collettiva di linee guida per la costruzione di strumenti che possano supportare l’implementazione in classe delle tecniche. 

È necessario, parallelamente, un lavoro di ricerca storica sulle tecniche, non tanto perché dobbiamo adeguarci alle soluzioni – sicuramente, per certi aspetti, da ricontestualizzare – dei maestri e delle maestre che le usavano decine di anni fa (Lodi, Bigiaretti, Ciari, Fantini, Criscuolo per fare solo alcuni nomi) ma perché proprio a partire dal loro lavoro di ricerca, ampiamente documentato, possiamo trovarne gli elementi costitutivi e quindi capire come e dove apportare anche radicali modifiche per sviluppare le tecniche nelle nostre classi. Partire dalla nostra storia significa capire le ragioni profonde e ridare vita alle innovazioni portate dai maestri del passato che avevano l’intenzione viva di realizzare il dettato costituzionale rendendo la scuola strumento di emancipazione per tutti, esigenza reale o meglio “urgenza” anche per noi in questi anni. 

Per iniziare questo lavoro di approfondimento storico è utile coinvolgere le maestre e i maestri che hanno utilizzato le tecniche, analizzare i materiali che ne documentano il lavoro, presenti presso la sede di Roma, cercare e recuperare all’interno delle nostre scuole ciò che è rimasto di quel repertorio preziosissimo elaborato negli anni ’70 e ’80. In questo i maestri che non sono più in servizio potrebbero diventare un’utile risorsa.

È necessario inoltre rivolgere il nostro sguardo verso realtà al di fuori dell’Italia per confrontarci con materiali e strumenti che attualmente sono utilizzati (in Francia numerosi sono i materiali prodotti dall’ICEM, dal PIDAPI, dall’editore Odilon) e potrebbero quindi rappresentare una significativa fonte di ispirazione a cui attingere. 

La costruzione di materiali concreti, secondo noi, dovrebbe avvenire in seno ai gruppi di ricerca per garantire la correttezza rispetto all’impianto epistemologico di ogni disciplina. Avviata questa ricerca si devono individuare dei momenti di condivisione e di coordinamento, in particolare con gli esponenti dei gruppi dei 4 passi, in modo da favorire una reale integrazione tra il lavoro di ricerca disciplinare e le tecniche. Ad esempio il Gruppo lingua potrebbe occuparsi della realizzazione di schede di italiano coerenti con il lavoro di ricerca sulle concettualizzazioni di partenza dei bambini a cui viene proposto un approccio alla letto-scrittura basato sul metodo naturale e sulla scrittura spontanea, tenendo conto della diversità della situazione in cui si trovano ad agire gli insegnanti di oggi rispetto a quelli del passato. Infatti, per progettare attività di apprendimento della letto-scrittura in classi in cui il numero degli stranieri è in crescita, è necessario che gli insegnanti costruiscano nuove visioni e nuove competenze con il supporto di esperti che spieghino, ad esempio, come gestire l’abbinamento suono-segno in questa realtà mutata e composita. Le neuroscienze ci hanno aperto gli occhi su queste e altre difficoltà, anche per quanto riguarda la matematica, ma le nuove conoscenze raggiunte in questo campo non si traducono automaticamente in didattica, vanno prese per quello che valgono. Siamo noi gli specialisti della didattica, quindi tocca a noi insegnanti far buon uso delle conoscenze provenienti da ricerche scientifiche attuali per elaborare strategie didattiche che mettano sempre al centro il bambino. Le scoperte di una scienza che studia il funzionamento del cervello, prescindono dalle situazioni reali e soprattutto non tengono conto del fatto che i bambini, per apprendere, devono innanzitutto seguire dei percorsi di senso. Le competenze si costruiscono sempre a partire dai significati intuitivi, dalle conoscenze ingenue che vanno quindi prese come punto di partenza. Non dalla teoria.

Un gruppo MCE che focalizzi la sua ricerca sulle tecniche deve cominciare condividendo il senso da dare alle tecniche stesse nella scuola attuale elaborando innanzitutto dei principi comuni e ponendosi alcune domande di partenza.

Dal punto di vista della pedagogia:
Che cosa significa pedagogia cooperativa?
Che cosa significa pedagogia differenziata? Come si realizza concretamente la differenziazione? 
Il piano di lavoro, che si colloca all’interno di una pedagogia differenziata, come strumento per l’individualizzazione che ruolo assume nella nostra didattica quotidiana? 
Quali sono le relazioni del piano di lavoro con le altre tecniche (testo libero, creazioni matematiche, calcolo vivente, corrispondenza, conferenze, giornale di classe…)? Quali le scelte progettuali per integrarle?

Dal punto di vista delle discipline:
Che cosa si insegna e come si insegna? 
Quali sono i modelli teorici rispetto alla disciplina che si insegna?
Quali sono i riferimenti attuali rispetto alla didattica di quella disciplina?

Infine deve prendere in considerazione i rischi.

Tutte queste variabili condizionano i prodotti che si realizzano perché dipendono dal modo di insegnare di chi li propone e dai soggetti a cui li si propone. 

Avere riferimenti comuni non dà la garanzia che i materiali prodotti e condivisi vengano utilizzati da tutti nello stesso modo in quanto ognuno li adatterà al suo personale modo di fare didattica. Anche l’esercizio più banale, per restare nello spirito della pedagogica attiva, dovrebbe nascere da ciò che si è fatto prima in classe, dovrebbe essere un prodotto in cui i bambini si riconoscono perché richiama ciò che si è costruito tutti insieme, un prodotto della classe cooperativa che si innesta, senza soluzione di continuità, sul percorso progettato dall’insegnante e verificato nella relazione con gli alunni.

L’attenzione ai soggetti, cioè agli alunni, chiama in causa il concetto di “differenziazione” che, per realizzarsi, richiede azioni finalizzate a conoscere gli allievi uno per uno per individuare i loro punti di forza e di debolezza, per riconoscere gli inciampi che incontrano e studiare le modalità migliori per far loro superare questi inciampi. Non si realizza “solo” offrendo materiali a diversi livelli di difficoltà a libera scelta. Ogni bambino sa “cosa sa fare” e “cosa non sa fare”, se nella classe c’è una modalità di lavoro in cui la riflessione metacognitiva è parte della routine. C’è quindi una presa di coscienza continua delle proprie difficoltà e la consapevolezza che per superarle occorre lavorare in una certa direzione e soprattutto con qualche aiuto. È nel dialogo continuo che si realizza tra alunno e insegnante che avviene la differenziazione, non solo nella distribuzione di compiti o di schede a diverso livello di difficoltà. Anche per questo nell’organizzazione della classe cooperativa ci sono delle “istituzioni” che permettono di strutturare questo dialogo (cooperativa/consiglio, incarichi/mestieri…) nelle sue diverse dimensioni (tutoraggio, aiuto reciproco…).

Sonia Sorgato, Donatella Merlo
Gruppo nazionale Creazioni matematiche – settembre 2021

Riferimenti bibliografici
Boncourt, M. e Legay M. (2019). La pédagogie Freinet en élémentaire, ESF, Paris.
Bottero E. (2021), Pedagogia cooperativa. Le pratiche Freinet per la scuola di oggi, Roma, Armando.
Ciari B. (2012), Le nuove tecniche didattiche, Roma Edizioni dell’Asino.
Freinet C., La scuola moderna, Trieste, Asterios (collana MCE Narrare la scuola, in corso di pubblicazione).
Freinet, C. (1962). Les plans de travail,  Édition de l’École moderne française, Cannes. (disponibile all’indirizzo http://www.icem-pedagogie-freinet.org/node/18345, ultimo accesso 6 settembre 2021).
Freinet, C. (1969). Le mie tecniche, La Nuova Italia, Firenze.
Freinet, C. (2002). La scuola del fare, Junior, Bergamo.
Gruppo di ricerca MCE sulla valutazione (2020), Valutazione e metacognizione e i Brevetti, in Pedagogia dell’emancipazione e valutazione, eBook Collana RicercAzione, Edizioni MCE (acquistabile qui https://store.streetlib.com/it/gruppo-valutazione-mce/pedagogia-dellemancipazione-e-valutazione).
Laboratoire de recherche Coopérative de l’ICEM, Pédagogie Freinet, Dictionnaire de la pédagogie Freinet, Paris, ESF, 2018.
Le Bohec, P. (2019). Il testo libero di matematica, eBook Collana RicercAzione, Edizioni MCE (acquistabile qui https://store.streetlib.com/it/paul-le-bohec/il-testo-libero-di-matematica).
Sorgato S., Valentini E. (2020), Faccio i complimenti a me stessa perché ho lavorato bene, in Cooperazione educativa giugno 2020. Trento: Erickson. 
Tamagnini G. (1965), Didattica cooperativa, Le tecniche Freinet in Italia, Frontale, Movimento di Cooperazione Educativa, (nuova edizione ridotta, Junior, 2002).
Sulle tecniche Freinet articoli e video sono disponibili qui: https://www.enricobottero.com/pedagogia-freinet
Per reperire materiali utili consultare anche: https://www.icem-pedagogie-freinet.org/accueil-outils-et-publications

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