Polpette di terra

Irene Vacca, classe prima, Barzago (LC)

Il percorso si inserisce in un progetto annuale legato alla realizzazione dell’orto. Stavamo iniziando a pensare come potessero crescere le nostre piantine e ci siamo concentrati sulla terra. Usciti in giardino, i bambini hanno iniziato a scavare per iniziare ad osservare il terreno. Durante una prima esplorazione alcuni bambini si accorgono che ci sono delle “palline” di terra.

Durante l’incontro successivo propongo ai bambini di toccare e osservare terra, sabbia e sassi. Dopo l’esperienza, ha avvio una discussione sulle differenze tra terra e sabbia e significato di “duro”, iniziando una possibile classifica di durezza.

Dopo alcune settimane siamo tornati ad osservare la vaschetta di terra che era rimasta sul balcone: quando l’avevamo osservata era umida. Ora invece in superficie è secca e sulle pareti del contenitore si vedono delle goccioline. La terra sotto è più scura e ancora umida…

Si possono notare alcune prime intuizioni dei bambini sul il sole che trasforma il colore e la consistenza della terra. Inoltre alcuni alunni parlano di acqua che “si nasconde” trasformandosi in goccioline sulle pareti e notano c il sole non è riuscito a raggiungere la terra che sta sul fondo che è rimasta umida.

I bambini trovano sulla cattedra tre vaschette di terra. Propongo una domanda per ricollegarci al punto da cui eravamo partiti:
“Come facciamo a fare bene le polpette di terra?”
La risposta di molti bambini è di mettere l’acqua nella terra. Ma quanta acqua?
H. dice. “Tanta così” (indica uno spazio con pollice e indice), per R. è “qualche goccia”. Ma come fare a capire quante gocce?
Qui si apre un aspetto matematico: il conteggio dell’acqua (conteggio nel discreto).
Sulla cattedra abbiamo un bicchiere, quindi alcuni bambini propongono di usarlo. Chiedo di spiegare come posso mettere l’acqua nel bicchiere. L. dice:  “Tanta così” (indica uno spazio con pollice e indice, come H.). G. arriva con un pennarello e dice:”Maestra facciamo un segnetto sul bicchiere, io ho la borraccia così”.
Facciamo un segnetto sul bicchiere, decidiamo di mettere nel primo contenitore l’acqua fino al segnetto per una volta, nel secondo per due volte, nel terzo per tre volte.
Aggiungo poi un quarto contenitore con solo terra, per poter confrontare.

Passiamo, quindi, all’osservazione delle melme:

Inizia un momento in cui dall’osservazione visiva si passa alla manipolazione: toccare le melme permette di coprire molto altro: le mani si sporcano di più o di meno a seconda della quantità di acqua presente.

I bambini provano a dare forma ai pensieri attraverso il disegno e le parole:

Arriviamo, quindi, a domandarci cosa succede quando la terra e l’acqua si incontrano.

Alcuni alunni e alunne provano a raccontare attraverso il disegno la terra che viene sbriciolata in bricioline sempre più piccole. Altri hanno rappresentato la loro visione del legame tra briciole di terra e goccioline:

Ogni volta che veniva sperimentata un’attività in classe, il materiale documentato era condiviso sulla piattaforma Moodle. Le osservazioni e le riflessioni delle colleghe e delle docenti esperte sono state fondamentali per la prosecuzione del percorso.
In particolar modo l’attenta analisi di Anna Aiolfi ha permesso di tenere a mente gli obiettivi di questo lavoro, rilanciando con domande di senso che aiutasserro i bambini a procedere nel loro processo di scoperta:

L’acqua e le sue manifestazioni: I bambini vedono goccioline e pioggia come cose diverse. Bisogna ritornare all’idea di un’unica acqua che si manifesta in modi differenti, proponendo attività con contagocce o spruzzini su varie superfici (tavolo, vetro, terra, sabbia) per osservare come cade, come s’immaginano l’incontro tra goccia e pozzanghera e come la sua forma scompare.

Smontare lo stereotipo della goccia: Bisogna spingere l’osservazione su com’è fatta davvero una goccia quando cade o tocca una superficie: come si inserisce tra gli spazi di materiali porosi (spugna, carta, pane) o come resta a cupoletta su materiali impermeabili (plastica, sasso).

L’unione delle gocce e i disegni: Le gocce che si tengono per mano nei disegni non funzionano: quando si incontrano non restano separate, ma diventano una cosa sola, formando una goccia più grande finché la parola “goccia” scompare in un modello d’acqua unico. I disegni vanno ripresi e messi in discussione con domande provocatorie, supportati da un’osservazione più attenta.

Idea di trasformazione nel fango: Nel lavoro sulle melme emerge un’ottima intuizione di trasformazione: l’acqua non sparisce ma si mischia alla terra. L’incontro tra le due cambia la materia (“la terra da sola era solo terra, con l’acqua diventa fango”). Molto interessanti anche i disegni che registrano il cambiamento (più acqua / meno acqua).